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Il metodo che seguo è la Gestalt.

Inventata (anzi riscoperta, come lui soleva affermare) dall’ebreo tedesco Salomon Friedrick Perls. Fritz (come era conosciuto da tutti) era stato allievo di Freud, da cui presto si era distaccato per dare vita, dopo un lungo peregrinare, a un metodo molto diverso dalla psicoanalisi, sia nei presupposti teorici (il passato non è più determinante della volontà e responsabilità individuali) sia nei metodi (introducendo l’autenticità e il coinvolgimento del terapeuta e dando più importanza al come che al perché).

“Non c’è maturità, c’è maturazione”.

Barrie Simmons

Dalla conoscenza della filosofia fenomenologica e del teatro dell’assurdo è nato il metodo della “sedia calda” e i concetti fondamentali della sua teoria-pratica quali il “vuoto fertile” e il “qui e ora”. Questi concetti non sono speculazioni intellettuali, né mere tecniche e perdono la loro essenza fondamentale quando vengono interpretati come tali. Sono, piuttosto, una filosofia pratica che il terapeuta vive continuamente come attualizzazione della propria visione del mondo e che si realizza nell’incontro tra la persona del terapeuta e la persona del paziente.

“Lo psicotico dice: Io sono Lincoln; il nevrotico: mi piacerebbe essere come Lincoln; la persona sensata: io sono quel che sono”.

Fritz Perls

La Gestalt ha avuto diverse interpretazioni e attuazioni.

Il mio riferimento  è la Gestalt che Perls ha sviluppato nell’ultima fase della sua vita, trascorsa a Esalen in California, dove ebbe tra i suoi allievi Barrie Simmons.
Questa Gestalt è il frutto della maturazione del suo pensiero. Mosso da una profonda crisi esistenziale, Perls viaggiò in Oriente dove conobbe lo Zen, che praticò direttamente in alcuni monasteri buddisti.

“L’unica comprensione possibile è la scoperta. Allenati a scoprire sempre tutto, soprattutto quel che sai già. La Gestalt è tutta qui.”

Mimmo Ciavarelli

La sedia calda è un metodo che permette il dialogo tra diverse parti di sé.

Grazie alla sedia calda e alla guida del terapeuta gestaltico, la persona riesce a entrare in contatto con parti di sé in conflitto, nascoste o proiettate all’esterno. Lo scopo è la riappropriazione, l’integrazione, il risveglio.
In questi lavori si realizza ciò che Perls indicava come l’essenza della terapia: la trasformazione da fantocci di carta a persone in carne e ossa, ovvero il Diventare sé stessi.

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